Durata della prestazione e comunicazione all’Inps

Solo per i settori dell’agricoltura e del turismo viene ampliata da 3 a 10 giorni la durata della prestazione occasionale. Resta attiva la procedura telematica dell’anno scorso, indicata dall’Inps nella circolare 107 del 5 luglio 2017, che obbliga sia il datore di lavoro che il lavoratore a iscriversi sulla piattaforma informatica Inps, comunicare in via telematica tutti i dati relativi alla prestazione, comunicare l’eventuale revoca della prestazione e versare i compensi mediante il modello F24.

La comunicazione della prestazione va fatto dal datore di lavoro attraverso la piattaforma INPS, ovvero avvalendosi dei servizi di contact center, e deve essere trasmessa almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione occasionale.

La comunicazione deve contenere, oltre ai dati anagrafici del lavoratore, all’oggetto e al luogo di svolgimento della prestazione e al compenso pattuito, anche la durata della prestazione che non potrà essere inferiore a 4 ore con riferimento a un arco temporale non superiore a 10 giorni.

Anche se apprezziamo gli sforzi compiuti dal Governo nell’andare incontro alle aziende, ancora una volta il fattore burocratico vanifica gli aspetti positivi. I vecchi voucher in uso fino al 2016 erano cartacei e prevedevano l’acquisto sia per via telematica, che nelle tabaccherie. Era un sistema pratico e snello, che si adattava perfettamente alla natura occasionale del rapporto di lavoro che caratterizza la vendemmia e le raccolte della frutta. Le procedure telematiche previste dal Decreto dignità restano, a parte qualche semplificazione, quelle del 2017.

Contratti a termine

Le misure previste dal decreto legge n. 87/2018 hanno fortemente ristretto la possibilità di instaurare, rinnovare o prorogare rapporti di lavoro a tempo determinato, prevedendo anche un aumento dei costi previdenziali a carico del datore di lavoro interessato. Le limitazioni sui contratti di lavoro a termine non si applicano ai rapporti di lavoro tra i datori di lavoro dell’agricoltura e gli operai a tempo determinato.

Pertanto, i datori di lavoro agricolo, potranno continuare ad occupare operai a tempo determinato in modo pienamente libero e flessibile, come in precedenza, senza vincoli di forma, di causale, di proroga e di rinnovo. Analogamente, l’incremento contributivo dello 0,5% posto a carico dei datori di lavoro che rinnovano contratti a tempo determinato – che si aggiunge al contributo dell’1,4% finalizzato a finanziare la Naspi – non trova applicazione ai rapporti instaurati con gli operai agricoli a tempo determinato. Le disposizioni in questione trovano invece piena applicazione nei confronti dei quadri e degli impiegati dell’agricoltura.

Per i contratti a termine instaurati con quadri e impiegati agricoli, la durata del contratto a termine scenda da 36 a 24 mesi. Per i contratti fino a 12 mesi non è necessario indicare alcuna causale. Se il contratto supera i 12 mesi invece, è necessario indicare la causale che giustifica la durata determinata del rapporto di lavoro:

  • esigenze temporanee e oggettive, estranee all’attività ordinaria, ovvero esigenze sostitutive di altri lavoratori;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

Nel caso di stipulazione di un contratto di durata superiore a 12 mesi senza indicazione di causale, il rapporto si trasforma a tempo indeterminato dal superamento dei 12 mesi.

Il contratto a termine non può essere rinnovato per più di 4 volte nell’arco dei 24 mesi e si trasforma in contratto a tempo indeterminato alla data di decorrenza della quinta proroga.
Al fine di correggere i potenziali effetti negativi della previsione del decreto legge n.87/2018 che fissava l’entrata in vigore di tutte le nuove norme – comprese quelle in materia di proroga o rinnovo – a partire dal giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta del Decreto Legge (13 luglio 2018) – è stato precisato che si applicano le vecchie norme se la proroga o il rinnovo intervengono entro il 31 ottobre 2018. Successivamente si dovranno invece rispettare le nuove più restrittive regole in ordine alla durata, alle causali e al numero di proroghe.

Il decreto prevede infine l’incremento contributivo dello 0,5% posto a carico dei datori di lavoro che rinnovano contratti a tempo determinato – che si aggiunge al contributo dell’1,4% finalizzato a finanziare la Naspi.