Padova, 03 aprile 2026

Il Governo ha introdotto un credito d’imposta del 20% sul gasolio agricolo relativo al mese di marzo, accogliendo le richieste avanzate nelle scorse settimane dalle organizzazioni di categoria. Una misura che arriva in risposta all’impennata dei costi energetici e che viene accolta positivamente dal settore agricolo padovano.

Secondo Confagricoltura Padova, il provvedimento rappresenta un intervento concreto e atteso, soprattutto alla luce dell’aumento significativo del prezzo del carburante. Il gasolio agricolo ha infatti superato quota 1,4 euro al litro, registrando un incremento superiore al 44% rispetto all’inizio dell’anno.

Un rincaro che pesa in modo rilevante sui bilanci delle aziende, in particolare in comparti come orto-florovivaismo, zootecnia, funghicoltura e parte del cerealicolo, dove il carburante incide già tra il 15% e il 20% dei costi di produzione. L’aumento è arrivato in un momento cruciale, con la ripresa delle attività nei campi dopo la pausa invernale.

Il presidente di Confagricoltura Padova, Michele Barbetta, sottolinea come il provvedimento sia il risultato di un confronto istituzionale efficace, riconoscendo al Governo la capacità di ascolto. Tuttavia, lo stesso Barbetta invita a non fermarsi alla misura emergenziale.

“Bene – giustifica  – il Governo ha ascoltato. Lo dico senza retorica, perché riconoscere quando una battaglia istituzionale ottiene risultati è doveroso quanto denunciare quando le cose non funzionano. Ma sarei disonesto con gli associati che rappresento se mi fermassi qui. Il problema vero è che stiamo cercando di costruire il futuro su una rete elettrica che appartiene al passato. Da anni le imprese agricole del nostro territorio investono in impianti Agrisolari e Agrivoltaici. Non per moda, non per incentivi: lo fanno perché è una scelta strategica, che consente di produrre energia pulita, ridurre i costi aziendali e integrare il reddito agricolo in modo strutturale. Un reddito che, come abbiamo visto anche in questi giorni di gasolio alle stelle, è sempre più esposto a variabili fuori dal controllo degli agricoltori. Il problema è che questi impianti non riescono ad allacciarsi alla rete. Le linee elettriche del territorio rurale della provincia di Padova, come in molte altre aree rurali del Veneto, non hanno la capacità di assorbire l’energia prodotta da nuovi impianti. I tempi di attesa per le pratiche di connessione si misurano in anni. Nel frattempo le imprese hanno già investito, hanno già ottenuto le autorizzazioni, hanno già installato i pannelli. E aspettano”.

Più che una criticità tecnica, secondo Confagricoltura si tratta di un vero e proprio collo di bottiglia infrastrutturale che rischia di frenare la transizione energetica del comparto agricolo. Il ritardo nell’adeguamento della rete finisce così per scaricare sugli imprenditori i costi di un sistema pubblico non aggiornato.

“Alle amministrazioni locali, alla Regione Veneto, ai gestori di rete – continua Barbetta – chiedo di mettere questo tema al centro dell’agenda, con la stessa urgenza con cui si discute di bollette e carburanti. Modernizzare le reti di distribuzione elettrica nelle aree rurali non è una spesa: è un investimento che si ripaga in competitività, in indipendenza energetica, in reddito per le famiglie agricole. Il credito d’imposta sul gasolio di questo mese è un cerotto. Utile, necessario, ma pur sempre un cerotto. Quello di cui ha bisogno l’agricoltura padovana è la possibilità di produrre la propria energia, di non dipendere dai mercati del petrolio, di guardare al futuro con strumenti all’altezza del futuro. Le imprese agricole sono pronte, la rete non lo è ancora. Ed è ora che qualcuno se ne faccia carico”.