Il Parlamento Europeo approva il Regolamento sulle Nuove Tecniche Genomiche
Il 17 giugno 2026 il Parlamento Europeo ha approvato in seduta plenaria a Strasburgo, il Regolamento sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT), dette in italiano Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA). Si chiude così un iter durato oltre otto anni, avviato dalla sentenza della Corte di Giustizia UE del 25 luglio 2018 (che ha equiparato agli OGM le piante ottenute da mutagenesi), proseguito con la proposta di regolamento della Commissione Europea nel 2023, fino all’accordo provvisorio tra Parlamento e Consiglio del 3 dicembre 2025. Una giornata che per Confagricoltura rappresenta l’epilogo di “una battaglia storica” per l’innovazione in agricoltura e che segna l’avvio di una nuova fase per l’agricoltura europea.
Che cosa sono le TEA
Le TEA non vanno confuse con gli OGM transgenici. A differenza di questi ultimi, le nuove tecniche genomiche – di cui il genome editing è l’applicazione più nota – non prevedono l’inserimento di DNA estraneo nella pianta, ma accelerano processi di selezione naturale, rendendoli più precisi e veloci. Le basi scientifiche risalgono alle scoperte sull’editing genomico premiate con il Nobel per la Chimica 2020 assegnato a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna. Fino ad oggi, in assenza di una normativa specifica, le TEA erano state assoggettate alla Direttiva sugli OGM, un ostacolo che ne bloccava di fatto lo sviluppo in Europa mentre in altre parti del mondo cominciavano ad essere utilizzate.
Due categorie con due regimi giuridici
Il Regolamento distingue le piante TEA in due categorie con obblighi giuridici differenti:
- NGT 1: piante con modifiche genetiche limitate (non oltre 20), equivalenti a quelle ottenibili con tecniche convenzionali. Una volta riconosciuto lo status NGT 1, queste varietà vengono equiparate alle convenzionali e non sono soggette a valutazione del rischio come gli OGM. Non è previsto alcun obbligo di etichettatura degli alimenti derivati, mentre le sementi dovranno essere identificate e le varietà iscritte in una banca dati pubblica europea. Sono escluse da questa categoria le piante modificate per resistere agli erbicidi o per produrre sostanze insetticide.
- NGT 2: piante con modifiche genetiche più ampie o complesse. Continuano ad essere soggette ad autorizzazione preventiva, valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura, secondo procedure adattate alle loro caratteristiche. Gli Stati membri mantengono la facoltà di vietarne la coltivazione sul proprio territorio (l’opt-out nazionale).
Il nodo dei brevetti
Il tema della proprietà intellettuale è stato uno dei principali punti di confronto prima del voto. Il regolamento prevede la possibilità di brevettare piante Ngt, ad eccezione dei tratti o delle sequenze presenti naturalmente o prodotti attraverso processi biologici.
Il testo prevede inoltre delle salvaguardie: chi richiede il riconoscimento dello status NGT 1 dovrà dichiarare l’esistenza di brevetti o domande di brevetto, informazioni che saranno pubblicate nella banca dati europea. La Commissione dovrà istituire un gruppo di esperti per valutare l’impatto dei brevetti sull’accesso al materiale vegetale e sui costi per gli agricoltori. È previsto inoltre un codice di condotta volontario per favorire licenze a condizioni eque e la gestione proporzionata delle controversie, con l’obiettivo di tutelare il diritto degli agricoltori a conservare e reimpiegare le sementi.
Biologico e coesistenza
Le piante ottenute con le nuove tecniche genomiche non potranno essere utilizzate nella produzione biologica. Tuttavia, la presenza accidentale e tecnicamente inevitabile di materiale NGT 1 non costituirà una violazione delle norme sul biologico, né comporterà automaticamente la perdita della certificazione, purché l’operatore abbia adottato le misure precauzionali previste.
La ricerca italiana
L’Italia si presenta a questa svolta con un significativo vantaggio competitivo. Dal 2023 il nostro Paese ha già autorizzato la sperimentazione in campo delle TEA, facendo da apripista in Europa. Sul fronte della ricerca pubblica, il CREA coordina il progetto TEA4IT, finanziato dal MASAF, che coinvolge dieci strutture di ricerca tra università ed enti pubblici e privati. Sono infatti in corso attività sulle seguenti: pomodoro resistente all’orobanche, melanzana a ridotto imbrunimento e senza semi, riso resistente al brusone, vite tollerante a peronospora e oidio, orzo più resistente allo stress idrico. Quest’ultimo ha già superato la valutazione interna come NGT 1. Entro il 2026 sono previste nuove sperimentazioni in campo presso le aziende sperimentali del CREA.
Per Confagricoltura è il risultato di una lunga battaglia
Per Confagricoltura il voto del Parlamento Europeo “segna l’avvio di una nuova fase per l’agricoltura europea”, ma rappresenta anche il riconoscimento di una battaglia portata avanti dalla Confederazione per anni, con il sostegno delle istituzioni italiane. Il testo finale recepisce diversi elementi sostenuti da Confagricoltura nel confronto istituzionale europeo: in primo luogo, il riconoscimento della specificità delle piante NGT 1, equiparate alle varietà convenzionali, e l’esclusione di obblighi di etichettatura per gli alimenti derivati, che avrebbero prodotto effetti distorsivi sul mercato. Permangono tuttavia alcune criticità, in particolare la facoltà degli Stati membri di applicare l’opt-out nazionale sulle NGT 2, che rischia di frammentare il mercato interno e di limitare l’accesso uniforme all’innovazione nell’Unione europea. La questione dei brevetti rimane aperta: la sua risoluzione sarà determinante per evitare che pochi grandi operatori sementieri monopolizzino l’accesso alle nuove varietà.
I tempi per l’attuazione e le speranze delle aziende agricole
Il Regolamento entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE. La gran parte delle disposizioni operative sarà tuttavia applicabile soltanto dopo due anni, tempo necessario alla Commissione per adottare gli atti delegati e di esecuzione e agli Stati membri per individuare le autorità competenti. Il sistema potrebbe quindi diventare pienamente operativo intorno alla metà del 2028.
Per gli agricoltori europei si apre la prospettiva concreta di poter accedere, nei prossimi anni, a varietà più resistenti alle fitopatie, alla siccità e alle alte temperature, capaci di ridurre la dipendenza dai fitofarmaci e di rispondere alle sfide del cambiamento climatico.
