La tutela dell’ambiente entra nella Costituzione italiana

La tutela dell’ambiente è entrata ufficialmente nella Costituzione italiana. La Camera ha approvato definitivamente la proposta di legge che modifica due articoli costituzionali, il 9 e il 41, al fine di tutelare l’ambiente, le biodiversità, gli animali e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.

È la prima volta che viene modificata la prima parte della Costituzione (composta dai primi 12 articoli), cioè quella riguardante i principi fondamentali della nazione. Si tratta di una decisione epocale anche per l’agricoltura. I risultati del nostro lavoro e le prospettive delle nostre imprese dipendono infatti dalla tutela ambientale e dalla conservazione delle risorse naturali.

“Su due aspetti, in particolare, ci attendiamo ora un cambio di passo – ha detto il Presidente Giansanti – Mettere fine al fenomeno incontrollato del consumo di suolo. Ogni anno circa 5mila ettari sono sottratti all’attività agricola. Secondo l’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), per effetto del consumo di suolo che si è verificato nel periodo 2012-2020, il valore della produzione agricola e forestale ha subito una riduzione di circa 210 milioni di euro l’anno, con un danno esteso all’ambiente e agli ecosistemi”.

La decisione del Parlamento assume un significato ancora maggiore alla luce degli impegni per la neutralità climatica e il rispetto degli Accordi di Parigi.

In quest’ottica ci auguriamo un’effettiva accelerazione per la diffusione delle energie rinnovabili in sostituzione di quelle di origine fossile. Il nostro settore ha un ruolo importante da svolgere, anche ai fini dell’assorbimento al suolo del carbonio”

La tutela dell’ambiente e della biodiversità sono strettamente legate alla ricerca e alle innovazioni tecnologiche, anche per quanto riguarda i metodi di produzione in agricoltura. Non dovrebbe esserci più spazio per valutazioni di tipo ideologico. Le scelte per la sostenibilità ambientale devono essere fondate su solide basi scientifiche e tecnologiche”, conclude il presidente di Confagricoltura.