Lavorati immigrati – Boom di domande con il click day del 27 marzo

Sono state 238 mila le domande presentate a livello nazionale lo scorso 27 marzo a fronte di un limite massimo di 82.705 tra ingressi dall’estero e conversioni di permessi di soggiorno autorizzati. Inoltre, come si temeva, il sistema era già al collasso dopo pochi secondi. Si sono così dimostrate due cose che avevamo previsto: che le imprese italiane hanno bisogno di molti più lavoratori di quelli previsti dal decreto flussi e che il sistema del click day non è funzionale.

Confagricoltura ha subito rappresentato l’urgenza dell’emanazione di un nuovo decreto flussi, nelle more della predisposizione del decreto triennale, che possa assorbire l’eccedenza di domande già presentate, riducendo al massimo gli ulteriori adempimenti a carico dei datori di lavoro.

E’ in atto il confronto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per la definizione delle quote d’ingresso dei lavoratori stranieri in Italia per il triennio 2023-2025, secondo la nuova procedura introdotta dal D.L. 20/2023 (“decreto Cutro”). Le Organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale si sono impegnate a condividere entro il 5 aprile una previsione puntuale dei fabbisogni occupazionali, stagionali e non stagionali, nei settori di riferimento.

Confagricoltura ha inoltre chiesto un’ulteriore semplificazione delle procedure per renderle più flessibili e corrispondenti alle esigenze del mercato del lavoro (non sempre programmabili con largo anticipo), comprimendo il tempo che intercorre tra la domanda e l’arrivo del lavoratore in Italia e introducendo un meccanismo per assumere lavoratori stranieri già presenti in Italia, ma privi di permesso di soggiorno.

Apprezzamento è stato espresso per la norma del DL n. 20/2023 che non subordina più alle quote del decreto flussi gli ingressi di lavoratori che hanno frequentato corsi di istruzione e formazione professionale nei Paesi di origine, nell’ambito di programmi approvati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dal Ministero dell’Istruzione e del Merito o dal Ministero dell’Università e della Ricerca.