Confagricoltura Veneto nei giorni scorsi è stata tra i protagonisti dell’European Carbon Farming Summit, l’evento internazionale organizzato nell’ambito del progetto europeo Credible (finanziato da Horizon Europe) che ha riunito, dal 17 al 19 marzo a Padova Congress, il centro congressi di Fiera di Padova, gli stakeholder del carbon farming da tutta Europa e oltre. Per la prima volta l’Italia — e il Veneto in particolare — è stata al centro di questo appuntamento globale, co-organizzato da Confagricoltura Veneto insieme a Veneto Agricoltura.

L’evento ha visto la presenza di 700 partecipanti (studiosi, funzionari delle istituzioni, agricoltori, ecc..) che hanno animato con le loro conoscenze ed esperienze 44 conferenze. Tra le figure di alto profilo istituzionale e scientifico: Kurt Vandenberghe (Direttore Generale DG CLIMA della Commissione Europea), Elisabeth Werner (DG AGRI), Massimiliano Giansanti (Presidente di Confagricoltura e di Copa), rappresentanti del Joint Research Centre e di primarie realtà private come Royal Canin (Mars Inc.).

Gli agricoltori veneti sul palco europeo

Uno degli elementi distintivi di questo Summit è la presenza diretta di imprenditori agricoli veneti e di altre regioni impegnati nell’adozione di pratiche conservative, che hanno portato testimonianze concrete: le sfide affrontate, i benefici riscontrati e il percorso di transizione verso modelli produttivi più sostenibili. Un momento di dialogo diretto tra chi lavora la terra ogni giorno e le più alte istituzioni europee.

Tra le aziende associate coinvolte:

  • Michele Conte, Azienda Agricola La Fagiana, LILAS4SOILS
  • Mauro Grandi, Azienda Agricola Asterias, LILAS4SOILS
  • Pietro Baldrighi, Carbon farming HUB, Anga-Confagricoltura

Confagricoltura Veneto: impegno concreto nei progetti europei

Confagricoltura Veneto non è solo presente all’evento come osservatore, ma è partner attivo del progetto Horizon Europe LILAS4SOILS (Living Labs for Soil Health in Mediterranean and Southern Europe), che affronta il deterioramento del suolo e gli impatti climatici nell’Europa meridionale e nel bacino mediterraneo.

Il progetto in cifre: 

  • Durata: 5 anni;
  • Fondi: €11.6 million Horizon Europe project;
  • 100 siti dimostrativi in 6 Paesi: Spagna, Portogallo, Francia, Grecia, Israele e Italia (nel nostro Paese sono 20 i siti coinvolti di cui 6 in Veneto, cinque dei quali di aziende associate a Confagricoltura Veneto);
  • 85 aziende agricole commerciali coinvolte, di cui 38 piccole (≤20 ha), 25 medie (21–99 ha), 37 grandi (≥100 ha);
  • 19 pratiche di carbon farming testate in 5 Living Lab;
  • 20 Carbon Farming Practices validate: agroforestazione, gestione dei nutrienti, carbonio organico nel suolo, allevamento e gestione delle torbiere.

Attraverso LILAS4SOILS, Confagricoltura Veneto favorisce lo scambio di conoscenze tra agricoltori, supporta l’innovazione tecnica e accompagna le aziende associate nel percorso verso pratiche più sostenibili. Obiettivo finale: contribuire alla standardizzazione dei sistemi di monitoraggio, rendicontazione e verifica (MRV) per i futuri mercati del carbonio.

Carbon farming nelle aziende agricole del veneto

La traduzione di “carbon farming” è “coltivazione di carbonio”. Si tratta di pratiche agricole pensate e attuate per migliorare l’azione di sequestro e stoccaggio della CO2 nelle foreste e nei suoli agricoli, contribuendo in questo modo alla mitigazione cambiamento climatico.

Nella sostanza si sfrutta la capacità delle piante di sequestrare l’anidride carbonica presente nell’atmosfera attraverso la fotosintesi per poi stoccarla nel suolo oppure nel legno delle piante. Si tratta di una delle possibilità, contemplate dall’Unione Europea, per contenere la quantità CO2 presente nell’atmosfera, migliorando così il clima e, nello stesso tempo, rendendo terreni agricoli più fertili e resistenti in quanto più ricchi di carbonio, cioè di sostanza organica.

Il Veneto dispone di un patrimonio naturale e agricolo straordinario per sviluppare pratiche di carbon farming. I dati parlano chiaro: la regione conta su oltre 800 mila ettari di superficie agricola coltivata (SAU), 470.000 ettari di foreste (11 milioni di ettari in Italia), 18.000 ettari di ambienti lagunari e vallivi che rappresentano potenziali pozzi di carbonio (carbon sink) di grande valore ecosistemico.

Già oggi nel Veneto sono numerose le aziende agricole che praticano tecniche rigenerative e conservative (vedi tabella di seguito). I modi più comuni sono: il rimboschimento di terreni agricoli, la riforestazione, l’agroforestazione che coniuga la produzione agricola con la presenza lungo gli appezzamenti di filari alberati. Tra le pratiche di agricoltura conservativa ci sono le lavorazioni dei terreni accompagnate dall’inserimento di colture intercalari che vengono sovesciate per arricchire i terreni di sostanza organica; come pure la conversione di terreni coltivati in prati e pascoli permanenti. Il sequestro di carbonio nei terreni agricoli può avvenire anche mediante l’inerbimento di frutteti e vigneti oppure inserendo nelle rotazioni agrarie delle foraggere o delle leguminose.

Superfici agricole del Veneto in cui vengono praticate tecniche utili al sequestro del carbonio sostenute con aiuti dell’Unione Europea
Misure Ettari
SRA03 – Tecniche lavorazione ridotta del suolo 1.737
SRA04 – Apporto di sostanza organica 1.595
SRA06 – Colture di copertura 9.309
SRA08 – Gestione sostenibile dei prati permanenti 51.763
SRA10 – Formazioni arboreo/arbustive 119.665
ECO-2 – Inerbimento colture arboree 90.300
ECO-4 – Avvicendamento con foraggere 124.277

Elaborazione di Confagricoltura Veneto su dati dell’OP Avepa

Oltre che nel terreno, la CO2 può essere stoccata per lunghi periodi anche all’interno delle produzioni stesse, come potrebbe essere il legno delle foreste o anche il legno delle coltivazioni di pioppo o di altre essenze legnose a ciclo breve, il cui carbonio verrà trattenuto per decenni (almeno 35 anni prevedono le norme dell’Unione Europea) all’interno di manufatti come travi, coibentazioni e mobili di arredamento.

«Il carbon farming – spiega Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, Presidente Confagricoltura Venetonon è per il settore agroforestale il nuovo Eldorado, ma rappresenta una sfida importante che guarda al futuro del pianeta con l’ambizione di coniugare produzione e sostenibilità. Confagricoltura Veneto – insieme a Veneto Agricoltura e alle Università – è in prima linea in questa sfida, con i propri associati, con i progetti europei e con la ricerca sul campo. Sicuramente i metodi di certificazione dei crediti vanno messi a punto per essere riconosciuti universalmente validi e, soprattutto, devono essere alla portata delle aziende agricole anche per quanto riguarda i costi. Insomma, il cammino avviato è impegnativo ma fa intravedere delle opportunità per l’ecosistema e anche per le aziende.»

Il mercato dei crediti di carbonio: opportunità e regole in evoluzione

Il contesto normativo sta evolvendo rapidamente. Il Ministero dell’Agricoltura (MASAF) ha adottato il 15 ottobre 2025 le linee guida per il registro pubblico dei crediti di carbonio generati dal settore agricolo e forestale nazionale, in coerenza con il Regolamento UE n. 2024/3012. In Italia negli ultimi anni i volumi di carbon removal venduti sono passati da meno di 100.000 tonnellate di CO₂ all’anno a 1 milione di tonnellate, con prezzi cresciuti dai 12 €/t del 2020 ai 28 €/t del 2022 (dati CREA). La sfida ora è costruire un mercato strutturato, certificato e trasparente.

Secondo la Commissione Europea, il settore dell’uso del suolo e delle foreste dovrà aumentare la propria capacità di rimozione del carbonio di circa 42 milioni di tonnellate di CO₂ entro il 2030 rispetto ai livelli attuali. Un obiettivo ambizioso che richiede impegno collettivo, ricerca e supporto alle aziende agricole.