Confagricoltura: Il Piano UE arriva tardi e delude il settore

E’ deludente il piano presentato lo scorso 19 maggio dalla Commissione per affrontare la grave crisi degli agricoltori europei. Per Confagricoltura la proposta non è affatto sufficiente ad affrontare alla gravità della situazione attuale: servono più interventi nell’immediato per alleviare i costi di produzione, esplosi dopo la crisi in Medio Oriente, e affrontare i problemi di liquidità delle imprese agricole.

Per la seconda volta in meno di cinque anni, i prezzi dei concimi minerali hanno subito un’impennata vertiginosa in Europa. Dopo lo shock del 2022 legato all’invasione russa dell’Ucraina, è ora la crisi in Medio Oriente a scuotere i mercati agricoli del continente. E la risposta della Commissione europea, attesa da mesi, si è rivelata — secondo le principali organizzazioni agricole — ancora una volta insufficiente.

Confagricoltura e Copa-Cogeca parlano apertamente di situazione “seria e critica”: molti agricoltori stanno già riducendo l’utilizzo di fertilizzanti, con inevitabili conseguenze sui raccolti del 2027 e il rischio concreto di un nuovo shock inflazionistico sul cibo.

Il Piano d’azione UE del 19 maggio: buone intenzioni, misure vaghe

La Commissione europea aveva già adottato alcune misure propedeutiche: a febbraio 2026 contingenti tariffari temporanei esenti da dazio per ammoniaca e urea, e ad aprile un quadro temporaneo di aiuti di Stato per i settori colpiti dalla crisi mediorientale.

Il 19 maggio 2026, il commissario all’Agricoltura Christophe Hansen ha presentato davanti alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo il nuovo Piano d’azione per i Fertilizzanti, con una strategia su due binari: misure di sostegno finanziario immediato agli agricoltori e azioni strutturali a lungo termine per rafforzare la produzione interna e accelerare la transizione verso fertilizzanti a basse emissioni e di origine biologica.

Sul piano operativo, il documento prevede aiuti straordinari attraverso la PAC, maggiore flessibilità sugli strumenti nazionali di sostegno, incentivi all’agricoltura di precisione, e promozione di digestati, biogas e fertilizzanti a basse emissioni. È annunciato anche un partenariato della filiera europea dei fertilizzanti, con produttori, agricoltori e Stati membri.

Secondo Confagricoltura solo un lungo elenco di buone intenzioni!

Il nodo CBAM: richiesta di sospensione respinta

Il punto di maggiore frizione resta il CBAM — il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Reg. UE 2023/956) — entrato nella fase definitiva dal 1° gennaio 2026. Il meccanismo impone agli importatori di beni ad alta intensità carbonica, tra cui i fertilizzanti azotati, di acquistare certificati corrispondenti al prezzo del carbonio.

Copa-Cogeca stima un costo diretto di 820 milioni di euro già nel 2026, destinato a crescere fino a 3,4 miliardi entro il 2034. Su un orizzonte settennale, il costo complessivo — considerando l’allineamento dei prezzi dei produttori interni — potrebbe raggiungere i 39 miliardi di euro, equivalenti al 10% dell’intero bilancio PAC.

La richiesta di sospensione immediata avanzata da Copa-Cogeca, e sostenuta da Italia e Francia, è stata respinta dalla Commissione, che ritiene tale misura controproducente in quanto aggraverebbe la dipendenza dalle importazioni. Nel Piano del 19 maggio, la revisione del CBAM è stata rinviata come valutazione di lungo periodo — mentre le organizzazioni agricole ne chiedevano la sospensione come risposta urgente.

Autonomia strategica: il vero banco di prova

Il caso fertilizzanti porta a galla una contraddizione strutturale dell’Europa: non è possibile perseguire l’autonomia strategica alimentare senza affrontare la dipendenza produttiva agricola. La Commissione riconosce che la sfida è “a lungo termine e strutturale”, ma per chi ha il conto del distributore di fertilizzanti davanti agli occhi, i tempi della politica sembrano comunque troppo lenti rispetto alla velocità con cui i prezzi sono saliti.