Freepik

La guerra in Medio Oriente ha fatto schizzare i prezzi alle stelle dei fertilizzanti oltre che dell’energia e dei carburanti. L’unica speranza è che il conflitto finisca presto, anche se quanto sta succedendo non va in questa direzione. E’ evidente che questa situazione influirà pesantemente sulla campagna agraria appena avviata, quindi sui raccolti del 2026 e sui bilanci delle imprese agricole.

Da un monitoraggio di Confagricoltura sui territori, dall’inizio del conflitto in Iran, in alcune zone il costo dell’urea, uno dei fertilizzanti più usati, è passato da 55 euro/quintale a 75 euro. Si stanno verificando anche casi di indisponibilità di prodotto, benché non sia realistica, ma dovuta a fenomeni speculativi.

Parallelamente, sul fronte dei carburanti, il gasolio agricolo è passato da circa 80 centesimi a oltre 1,20 euro al litro in pochi giorni. Altro fenomeno speculativo.

Confagricoltura evidenzia che, a fronte di questi aumenti, uniti a quelli energetici, i costi di produzione diventano insostenibili per un’azienda agricola. Anche perché il panorama è compromesso da molti fattori riconducibili alla generale instabilità che mina la tenuta del sistema imprenditoriale agricolo: non solo la tensione geopolitica, ma anche quella commerciale a livello internazionale, i mutamenti climatici, l’aumento delle fitopatie e i sempre più elevati costi di produzione.

La situazione per i concimi si aggrava anche per alcune politiche europee: il 1° gennaio scorso è entrato in vigore il cosiddetto CBAM, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, che ha introdotto un costo aggiuntivo sulle importazioni di fertilizzanti ad alta intensità carbonica.

Confagricoltura sta chiedendo al Governo di intervenire con urgenza a livello nazionale ed europeo per combattere le speculazioni, per sospendere il CBAM e per adottare politiche che diano ossigeno alle imprese agricole, in particolare quelle dei settori più in difficoltà.