Inaccettabile l’attacco di Report agli allevamenti

“In un momento triste e delicato quale quello che sta attraversando il Paese, collegare il ruolo degli allevamenti alla grave pandemia del Covid-19, senza evidenza scientifica, è un fatto di una gravità abnorme. Una fake news che danneggia enormemente il settore zootecnico”.

Così si esprimono Rudy Milani ed Enrico Pizzolo, il primo presidente di settore per gli allevamenti suini, l’altro referente per gli allevamenti bovini di Confagricoltura Veneto, sulla puntata della trasmissione “Report” andata in onda l’altra sera su Rai3, durante la quale si è ipotizzato, appunto, il collegamento tra l’attività zootecnica e la diffusione del Coronavirus. “In un periodo in cui il Paese è messo a dura prova, sotto tutti i punti di vista, è inaccettabile che qualcuno metta in discussione un settore che ha garantito produttività, nonostante le difficoltà evidenti, garantendo cibo e rifornimenti a tutti, nel pieno rispetto delle prescrizioni sanitarie – sottolinea Ferrarese -. Ricordiamo a tal proposito che esistono diversi studi scientifici i quali dimostrano come il Covid-19 non si trasmetta agli animali zootecnici, soprattutto se vi è un confinamento che ne garantisce la biosicurezza. Gli allevamenti confinati e ad elevata efficienza, al contrario, contribuiscono alla riduzione dell’inquinamento, alla biosicurezza, alla salute e al benessere degli animali allevati, contribuendo alla produzione di cibo sostenibile, di qualità e di alto valore nutrizionale”.

I dati sull’inquinamento dell’aria hanno, peraltro, dimostrato come non siano gli allevamenti i responsabili di emissioni di Pm10 e Pm2,5, come è stato detto in trasmissione. “In seguito alle restrizioni sanitarie adottate per fronteggiare l’emergenza coronavirus, come il blocco della circolazione e la chiusura di attività produttive, si è verificata una riduzione dell’inquinamento dell’aria pari al 30 per cento – aggiungono Milani e Pizzolo -. Eppure gli allevamenti sono sempre rimasti aperti: non abbiamo spento le vacche, che mangiano come prima, ma solo i motori e le fabbriche per un po’. Del resto anche l’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha certificato che l’agricoltura è responsabile di emissioni di PM10 e PM2.5 in percentuali nettamente inferiori e meno significative a quelle di altri comparti produttivi”.