Assemblea di Confagricoltura Padova

Il presidente Barbetta: “La sfida che dovremo affrontare è quella del rapporto tra sostenibilità ambientale ed economica”

I seminativi stanno vivendo un buon momento grazie al meteo favorevole e alle quotazioni in forte rialzo, ma gli allevamenti soffrono sotto il peso di costi sempre più alti e prezzi insoddisfacenti. Ma la preoccupazione dell’associazione è anche legata alla difficoltà di reperire manodopera qualificata e alle scelte europee, che hanno portato a tagliare del 15 per cento i fondi all’agricoltura italiana e, sulla scia del Green Deal, sono orientate ad introdurre nuovi vincoli ambientali senza un’adeguata valutazione d’impatto sulla produzione interna e, di conseguenza, sulle importazioni.

È la sintesi della relazione di Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova, che ha tracciato una panoramica sull’agricoltura padovana nell’assemblea annuale che si è svolta nella Casa dei Carraresi a Due Carrare. “Per i nostri 4.000 associati quello trascorso è stato un anno difficile, segnato da una pandemia che non è ancora finita – ha detto – anche se l’economia sta tornando a crescere. A soffrire in particolar modo sono stati i nostri allevatori, in primis quelli del comparto suinicolo e del latte: i costi delle materie prime sono sempre più alti, non coperti dal valore delle produzioni. Il 2021 è cominciato invece bene per i seminativi, sia per le condizioni climatiche che per le quotazioni di mercato. Buone, per quantità e qualità, le produzioni di grano raccolte nei giorni scorsi. Le gelate di aprile hanno invece dato un colpo duro alla frutticoltura. Un piccolo sollievo arriverà probabilmente dal Fondo di solidarietà nazionale e, per molti viticoltori, dalla destinazione a Prosecco dei vigneti di Glera esclusi dalla denominazione”.

Altro tema che preoccupa è quello del lavoro. “Aumentano le aziende che hanno bisogno di lavoratori per la raccolta dei prodotti, la potatura, le attività di allevamento e anche di tecnici competenti – ha aggiunto il presidente -. In tutti i casi si tratta di manodopera qualificata di difficile reperimento. È evidente che servono nuovi strumenti per il reperimento e la formazione. Vanno riviste le norme sugli ingressi dei lavoratori extracomunitari, basti pensare che non sono ancora state attribuite le quote chieste nel 2020. Vanno valorizzate le iniziative di incontro tra domanda e offerta, consolidate le nuove forme di flessibilità come le assunzioni congiunte, la somministrazione e l’appalto di servizi”.

Molti i cambiamenti che arriveranno dall’Europa e obbligheranno gli agricoltori ad assumere nuovi impegni. “La vera sfida che dovremo affrontare sarà quella del rapporto tra sostenibilità ambientale ed economica – ha avvertito Barbetta -. La strategia Ue “Farm to fork”, cuore del Green Deal europeo, prevede la riduzione del 50 per cento dei fitofarmaci di sintesi e degli antibiotici, nonché il 20 per cento dei fertilizzanti chimici entro il 2030. A ciò si aggiunge l’obiettivo del 25 per cento della superficie per il biologico. Inoltre la Commissione Ue ha espresso la volontà di presentare una proposta legislativa per vietare le gabbie per galline, scrofe, vitelli e conigli entro il 2027. Tutto questo mentre la Pac, la politica agricola comune, ha tagliato del 15 per cento i fondi all’agricoltura. Per noi la questione cruciale è di poter concorrere a pari condizioni. L’Ue non può imporre vincoli pesantissimi alla propria agricoltura senza alcuna valutazione d’impatto e non preoccuparsi delle importazioni, con Paesi extra Ue che non hanno regole o standard equivalenti ai nostri. Chiediamo tempi e sostegni economici adeguati per la conversione delle produzioni”.

La competitività delle imprese deve, infine, poter contare su tutti gli strumenti dell’innovazione e della ricerca: “Si sta verificando una vera rivoluzione tecnologica e digitale a livello di meccanizzazione agricola e di impiantistica degli allevamenti – ha concluso Barbetta -, con un marcato orientamento verso l’agricoltura di precisione. Che significa ottimizzare i processi, elevare la qualità delle produzioni, contenere gli sprechi e migliorare la sostenibilità”.