Confagricoltura, in audizione al Senato il 7 davanti alla 6ª Commissione Finanze, ha chiesto più tempo e risorse per contrastare il caro energia in agricoltura, nell’ambito dell’esame dei decreti legge 33/2026, 38/2026 e soprattutto del DL 42/2026. Pur riconoscendo a quest’ultimo un ruolo importante – grazie al credito d’imposta del 20% sul gasolio agricolo e al credito Transizione 5.0 – rappresenta un primo segnale positivo, ma ancora insufficiente rispetto alla gravità della crisi.
La principale criticità riguarda la durata del credito sul gasolio, limitata al solo mese di marzo, periodo di consumi ridotti. Confagricoltura ha chiesto di estenderlo almeno ad aprile, quando iniziano le lavorazioni più intense, e di ampliarne l’applicazione includendo il riscaldamento di serre e allevamenti e le imprese agromeccaniche, oggi escluse. In caso contrario, l’aumento dei costi dei servizi rischia di ricadere indirettamente sulle aziende agricole. È stata inoltre proposta una maggiore trasparenza sui prezzi e il monitoraggio delle scorte per prevenire fenomeni speculativi.
Sul fronte degli investimenti, è stata valutata positivamente la revisione delle risorse sui crediti d’imposta, che garantisce fino al 90% dei crediti per beni strumentali e formazione e il 100% per rinnovabili e certificazioni. Restano però criticità, come la scadenza perentoria al 31 dicembre 2026 per l’utilizzo dei crediti residui, penalizzante per le imprese più piccole, e l’insufficiente finanziamento del credito d’imposta 4.0 per la produzione primaria, limitato a 2,1 milioni di euro. Confagricoltura ribadisce infine la necessità di un piano emergenziale coordinato a livello europeo e di un adeguato sostegno agli investimenti tecnologici per garantire competitività e sicurezza degli approvvigionamenti alimentari.
