Il MERCOSUR senza radicali modifiche non può entrare in vigore

Anche l’accordo commerciale tra la Ue e i paesi del MERCOSUR (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) è finito sotto accusa durante le manifestazioni degli agricoltori in Italia e in altri Stati membri dell’Unione.

“Le condizioni per concludere l’accordo non sono state ancora soddisfatte”, ha dichiarato nei giorni scorsi il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, rispondendo ad una interrogazione all’Europarlamento. In effetti, l’intesa bilaterale è già stata siglata nel luglio 2019, ma da allora è rimasta bloccata per l’opposizione delle principali organizzazioni agricole europee.

Questa la posizione espressa da Confagricoltura. “L’intesa siglata dalla Commissione non può entrare in vigore senza profonde modifiche” ha dichiarato a luglio dello scorso anno il presidente Massimiliano Giansanti, perché “non è favorevole alle nostre produzioni di agrumi, riso, zucchero e pollame. Per le carni bovine, è stato addirittura concesso al MERCOSUR un contingente di importazioni a dazio zero pari a 99 mila tonnellate l’anno”. C’è poi la questione di fondo relativa alle relazioni commerciali della Ue con i paesi terzi: la reciprocità. “Vale a dire, la diversità delle regole in materia di sicurezza alimentare e tutela delle risorse naturali”.

Le contestazioni all’intesa con il MERCOSUR non vanno però generalizzate. Occorre valutare caso per caso. Nella fase di crisi del sistema multilaterale di gestione del commercio internazionale basato sulle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), gli accordi bilaterali sottoscritti dalla UE hanno sostenuto l’aumento delle esportazioni agroalimentari italiane.

Qualche dato. Negli ultimi dieci anni, periodo durante il quale sono entrati in vigore gli accordi di libero scambio più rilevanti per il settore lattiero-caseario, le esportazioni italiane extra-UE sono aumentate fino a 1,3 miliardi di euro, con un balzo in avanti del 70 per cento. 

Per effetto del CETA, secondo le cifre rese note dalla Commissione europea, nel periodo 2018-2022, le esportazioni di carni suine della UE sul mercato canadese sono passate da 104 a 227 milioni di euro. L’export di prodotti lattiero-caseari è salito di circa 90 milioni di euro. Va anche ricordato che gli accordi di libero scambio sono lo strumento immediato e diretto per il riconoscimento e per la tutela delle indicazioni geografiche.

In termini generali, il sistema agroalimentare italiano ha bisogno di mercati aperti, di regole omogenee, di libera concorrenza tra le imprese, di sicurezza degli approvvigionamenti. 

Le esportazioni di pasta italiana nel mondo sono arrivate ad incidere per il 60% sulla produzione complessiva, ma occorre importare ogni anno circa 2,5 milioni di tonnellate di grano duro per coprire il fabbisogno delle imprese di trasformazione. Le importazioni di mais e soia si attestano in valore a circa 4 miliardi di euro. Anche queste cifre confermano l’inadeguatezza della PAC che incentiva gli agricoltori a lasciare una parte dei terreni incolti, rinunciando così a produrre, creare ricchezza e posti di lavoro.