Riforma PAC: la Commissione UE boccia il piano strategico italiano

Con un documento contenente la bellezza di 244 rilievi, tra inviti a correggere, modificare e completare, la Commissione Europea ha bocciato la bozza di Piano strategico che l’Italia ha inviato in vista della prossima riforma Pac 2023-2027. «Il Piano, così com’è, non è sufficiente»: questo il sunto fornito dai vertici comunitari sul documento presentato dal nostro governo il 31 dicembre 2021. Tutto, o quasi, da rifare dunque, anche se i tecnici Ue hanno lodato il nostro paese circa le scelte sulla gestione del rischio o gli sforzi per ridurre la dipendenza dalle importazioni per quanto riguarda certi prodotti, come le colture proteiche. Ma nel complesso, il Psp non va, e ora ci sarà tempo fino al 30 giugno per fornire un nuovo documento.

Scendendo nel dettaglio è possibile apprendere che la «mancanza di target quantificati per gli indicatori di risultato rende impossibile la valutazione dell’adeguatezza e del livello di ambizione di ogni obiettivo specifico». La Commissione in primis invita l’Italia a «rivedere la propria strategia per garantire una distribuzione più equa e mirata dei pagamenti diretti». Le scelte di convergenza interna e redistribuzione infatti «sono limitate al minimo richiesto, mentre non vengono applicati capping e riduzione dei pagamenti diretti». Ciò solleva, in combinazione con i pagamenti accoppiati sparsi in molti settori, serie preoccupazioni «per quanto riguarda l’efficacia della strategia per migliorare la distribuzione e l’obiettivo dei pagamenti diretti». Ecco allora che Bruxelles ha caldamente invitato il nostro paese «ad attuare una più ambiziosa convergenza interna e redistributiva».

Hanno fatto discutere anche le considerazioni sugli obiettivi ambientali. L’Europa accusa il piano proposto dall’Italia di non contribuire «in modo sufficiente ed efficace a questo obiettivo generale, in particolare per quanto riguarda l’acqua, l’aria, i nutrienti e la biodiversità nei terreni agricoli e nelle foreste, nonché la riduzione delle emissioni». Il richiamo della Ue dunque è volto a spronare il nostro paese a «migliorare significativamente» il Psp in termini di sequestro di carbonio dall’atmosfera e a «dimostrare meglio la maggior ambizione dell’architettura verde per quanto riguarda gli obiettivi climatici e ambientali». La Commissione poi, alla luce del conflitto tra Russia e Ucraina, ha invitato il nostro paese a compiere ulteriori passi per ridurre l’uso degli input, stimolando al loro posto l’agricoltura di precisione, l’efficienza energetica e il passaggio dalla concimazione minerale a quella organica. Anche sul fronte della digitalizzazione l’Italia è stata bacchettata, dal momento che nel documento redatto dai tecnici Ue è presente l’invito a «migliorare sostanzialmente la digitalizzazione delle zone rurali», puntando a «completare la copertura della banda larga ad alta velocità, fin nelle zone scarsamente popolate».

Gli ultimi (non certo per importanza) due appunti riguardano poi la lotta al lavoro irregolare nei campi (in Italia il tasso di irregolarità è al 55%) e la semplificazione burocratica. Quanto fatto finora evidentemente non è sufficiente e, per quanto ci riguarda, auspichiamo che il nostro governo possa mettere mano quanto prima al Psp e correggere le criticità segnalate dalla Commissione Europea. Vista però la situazione di crisi relativa alle materie prime auspichiamo una revisione degli obiettivi della Pac uno slittamento della riforma.