Serre in difficoltà per i costi dell’energia – Va messo un tetto al prezzo dei combustibili

Molte aziende floricole della nostra Regione potrebbero interrompere la produzione di piante e fiori nel prossimo inverno. Colpa dei rincari energetici che stanno incidendo in maniera pesante sui bilanci. Gli aumenti dei costi per i combustibili necessari al riscaldamento delle serre sono aumentati da un minimo del + 70% (gasolio e gpl) fino al 500% nel caso del metano. I crediti d’imposta sul gasolio e il gas dei vari decreti “Aiuti” sfornati dal Governo non sono sufficienti per alleviare la situazione, oltre che essere difficili da utilizzare. Le aziende hanno urgente bisogno di prezzi dei combustibili calmierati, non di complicati meccanismi di recupero fiscale che, comunque, sono poca cosa rispetto ai costi sostenuti. Siamo tutti in attesa di un prezzo massimo del Gas naturale, che purtroppo non arriva per le divisioni dei Paesi europei. Confagricoltura da mesi sta lavorando perché il settore possa vantare di maggiori agevolazioni e di un prezzo dei combustibili per il riscaldamento delle serre calmierato.

I nostri Floricoltori sono molto preoccupati. Molte imprese sono passate dal gasolio al gas e ora si ritrovano a fare i conti con aumenti esorbitanti e con un grande punto interrogativo sull’inverno che avanza. Gli aumenti di prezzo sui prodotti finali che dovrebbero essere applicati non sono sostenibili e metterebbero i prodotti fuori mercato. Inoltre, chi comprava cinque vasi oggi ne acquista due per le difficoltà che stanno vivendo le famiglie. Prima si pensa a riempire il frigorifero e poi ad abbellire i balconi.

Oltre al rincaro dell’energia elettrica e dei carburanti per i trasporti, pesano anche quelli relativi agli imballaggi: vasi, confezionamento fiori freschi, sacchetti di terriccio, scatole e cassette. “Arriviamo da anni difficili a causa del Covid e adesso quest’altra botta rischia di essere. Sugli imballaggi ci sono continui aumenti e tassazioni che non si spiegano, decisi a tavolino con clausole burocratiche”.

L’Italia è tra i principali produttori di piante e fiori dell’Ue e vanta una grandissima varietà grazie alle sue caratteristiche territoriali. Il settore florovivaistico, malgrado l’evidente flessione dovuta alla pandemia, rappresenta un valore alla produzione che supera i 2,6 miliardi di euro. Il saldo attivo della bilancia commerciale è di oltre 400 milioni di euro, per un totale di 27mila imprese, che danno lavoro a più di 100mila addetti. In Veneto le aziende florovivaistiche sono circa 1.500, con un fatturato pari a 500 milioni.