Coronavirus: aziende in affanno Servono concreti interventi di sostegno e politiche di rilancio

La crisi sanitaria scoppiata lo scorso venerdì 21 febbraio per la scoperta dei focolai di contagio da corona virus in Lombardia e Veneto si sta trasformando in crisi economica con gravi conseguenze anzitutto per il turismo ma anche per gli altri settori produttivi, compreso quelli agricolo e agroalimentare. A preoccuparci sono le pratiche commerciali sleali, come le richieste di certificazione sanitaria dei nostri prodotti che stanno avanzando catene di distribuzione europee, il rifiuto di lavoratori stranieri a lavorare presso le nostre aziende, autisti di tir che non trasportano i prodotti verso altri paesi in quanto rischiano la quarantena, mercati rionali chiusi (a differenza dei centri commerciali lasciati aperti) e, non per ultimo, disdette a raffica delle prenotazioni negli agriturismi, il settore per ora maggiormente colpito.

Nelle aree rosse (in Veneto il comune di Vò Euganeo) tutte le aziende sono bloccate, dall’esterno non entra nessuno per cui mancano gli approvvigionamenti di mezzi tecnici e anche gli interventi essenziali di manutenzione. Inoltre non possono uscire i prodotti finiti, oggetto di contratti di commercializzazione. Tutte cose che Confagricoltura ha denunciato al Governo e alla Regione a cui è seguita una presa di posizione della Ministro Bellanova che con una lettera inviata al presidente del Consiglio e al Ministro della Salute chiede un intervento a livello comunitario contro le pratiche commerciali sleali e deroghe specifiche all’interno dei provvedimenti sanitari per consentire alle aziende agricole di poter svolgere la loro attività. Vedremo se tali istanze verranno accolte.

La grave situazione che si è venuta a creare richiede ora consistenti interventi economici di sostegno al settore e al reddito delle imprese, che però non possono essere limitati ai comuni compresi nell’area rossa, come prevede il decreto relativo alla sospensione del pagamento dei tributi. Per sostenere l’economia in un momento così delicato sono necessari veri e propri interventi di ristoro dei danni subiti dalle imprese, la sospensione delle rate dei mutui, sgravi dei contributi previdenziali e degli oneri fiscali, cassa integrazione per i lavoratori del settore ma anche una politica di rilancio dell’immagine dell’Italia e del nostro territorio. Va bene l’anticipo degli Pac del 2020 annunciato dalla Ministra, però è un momento in cui le aziende agricole per resistere hanno bisogno di ossigeno e soprattutto chiedono la possibilità di operare senza il peso opprimente della burocrazia. Chiediamo che lo Stato e la Pubblica amministrazione, una volta tanto, siano di supporto alle imprese nel loro lavoro e non di ostacolo con inutili complicazioni burocratiche e ritardi nel rilascio di autorizzazioni e nel pagamento degli aiuti. Da cittadini comprendiamo fino in fondo la necessità di contenere con misure adeguate il propagarsi dell’epidemia, ma riteniamo altrettanto necessario tutelare le attività produttive presenti nel territorio del Veneto, essenziali per l’economia di tutto il Paese.