Crisi del grano: bilanci in rosso senza una politica di settore

La quotazione dei mercati italiani del grano tenero e duro con prezzi inferiori del 40 percento rispetto agli anni precedenti sta mettendo le aziende agricole venete sul lastrico. In varie parti d’Italia la Confagricoltura denuncia questa situazione. Dai 21,5 euro del 2014 si è passati a quotazioni intorno ai 14 euro al quintale. I costi di produzione valutati sui 1300 euro per ettaro non vengono coperti e le aziende si ritrovano con perdite intorno ai 300 euro per ettaro.
“Di questo passo – afferma il presidente di Confagricoltura Rovigo Stefano Casalini – moltissime aziende a fine anno dovranno chiudere i battenti nonostante tutte le proclamate attenzioni al Made in Italy; non ci si rende conto che il mercato è globale e nessuno può vietare alle imprese molitorie di acquistare il prodotto in tutto il mondo soprattutto dove costa meno; dobbiamo tutelare la aziende italiane da questa situazione mettendo in atto politiche adeguate sia a livello comunitario che nazionale magari attraverso un sistema di copertura del reddito simile a quello americano”. “Ma dobbiamo anche –prosegue il presidente di Confagricoltura Padova Giordano Emo Capodilista- dare un senso alla filiera del made in Italy, responsabilizzando l’industria di trasformazione circa gli impegni con la produzione nazionale. Dobbiamo anche riorganizzare l’offerta del prodotto, partendo dal ruolo che dovrebbe svolgere la cooperazione e i consorzi agrari. E infine parte degli aiuti comunitari devono essere destinati per salvaguardare le produzioni strategiche del nostro Paese.”
Il Veneto con 20.000 aziende e più di 90.000 ettari rappresenta la seconda regione italiana nella produzione di frumento tenero e duro, eppure ad oggi nulla e nessuno si sta interessando compiutamente del problema. Le manifestazioni che si stanno svolgendo in questi giorni in più parti d’Italia –che hanno visto partecipe anche la Confagricoltura- non hanno prodotto risultati tangibili e non hanno ancora portato ad una vera attenzione delle istituzioni e della politica verso il problema. E’ perciò necessario continuare nell’azione di protesta e di sensibilizzazione.