Patuanelli: «I fondi del PNRR destinati al settore compensano i tagli della Pac”

Il Ministro Patuanelli al question time presso la Commissione agricoltura della Camera ha risposto alle critiche scaturite dopo la chiusura dell’accordo sulla Pac 2023-2027, relative alla riduzione dei fondi per 6,2 miliardi per l’Italia. Complessivamente è di circa 51 miliardi e mezzo il valore della Pac per il prossimo periodo di programmazione. La suddetta riduzione, ha spiegato il Ministro, è bilanciata dai fondi del Pnrr destinati al settore primario (5,6 miliardi). Inoltre, ce ne sono circa 2 per le progettualità legate al settore agricole: 880 milioni per i bacini irrigui e un miliardo 920 milioni per il biogas e biometano.
Oltre a ciò, nel Pnrr ci sono le misure orizzontali, quelle alle quali ha accesso anche la filiera agroalimentare. «Quindi complessivamente nel settennato tra Pnrr, Fondo complementare e la Pac, abbiamo risorse ben maggiori che nel settennato precedente» ha detto il Ministro, pur ammettendo che resta critico l’aspetto relativo alla burocrazia.
Nel corso dell’audizione Patuanelli si è soffermato anche sugli accordi commerciali con Paesi terzi ribadendo che devono tenere conto delle regole vigenti all’interno dell’Ue affinché non si inneschi una concorrenza sleale.
«É chiaro – ha detto il Ministro – che nella nuova Pac stiamo chiedendo grossi sforzi agli agricoltori per allineare le produzioni agricole agli obiettivi di sostenibilità. Quindi non possiamo pensare in un mondo così globalizzato, soprattutto sui prodotti agroalimentari, di dimenticarci la pratica di concorrenza sleale con paesi dove le previsioni di sostenibilità ambientale non solo così spinte come quelle che vogliamo implementare in Europa».
«Questo ovviamente non porta ancora oggi a una soluzione normativa come si sta arrivando rispetto alle produzioni industriali, come la produzione di CO2 e quindi alla carbon tax, però credo che quello sia l’obiettivo. Quindi non potranno essere più adottati accordi commerciali con Paesi terzi a condizione più favorevoli rispetto le regole vigenti all’interno dell’Unione Europea».