Ma calano consumi interni ed esportazioni e il mercato è sempre più selettivo
È stata pubblicata la nuova edizione dell’Indagine sul settore vinicolo in Italia, curata dall’Area Studi Mediobanca con il contributo della Fondazione Qualivita.
Lo studio analizza le performance economico-finanziarie di 255 principali società di capitali del comparto con fatturato superiore ai 20 milioni di euro, tracciando un quadro approfondito dell’andamento del 2025 e delle strategie aziendali in vista del 2026.
Dall’analisi dello scenario globale, l’Italia si conferma il principale produttore mondiale di vino con 44,4 milioni di ettolitri (pari al 19,7% del totale globale) e il primo esportatore in termini di volume, con 21 milioni di ettolitri posizionati oltreconfine. In valore, il Paese si colloca al secondo posto globale con 7,8 miliardi di euro, preceduto solo dalla Francia.
Sul fronte interno, tuttavia, si rileva una contrazione strutturale dei consumi nazionali, che nel 2025 hanno registrato una flessione del 9,4%, con un consumo pro-capite annuo sceso a 35,6 litri rispetto ai 38 litri censiti nel 2022.
L’esercizio 2025 si è chiuso per i maggiori produttori italiani con un calo medio delle vendite del 2,8% rispetto all’anno precedente. La frenata è risultata più marcata sui mercati esteri (-3,4%) rispetto a quello nazionale (-2,2%), penalizzando in misura maggiore le aziende di minori dimensioni. I margini reddituali hanno subito un generale ripiegamento. Tra i canali distributivi si registra una perdita di quota delle vendite on-premise (Ho.Re.Ca. al -2%, enoteche al -5,1%) e del canale online, mentre sotto il profilo del prodotto si rileva una migliore tenuta dei vini spumanti (-1,5%) rispetto ai vini fermi (-3,3%). A livello di singoli operatori, la leadership di mercato in termini di fatturato resta appannaggio del gruppo Cantine Riunite-GIV (635,1 milioni di euro), seguito da Argea (462,9 milioni) e IWB (395,9 milioni).
Per quanto riguarda i profili regionali, il Veneto si conferma la prima regione vinicola del Paese, concentrando un quarto dei quantitativi prodotti e oltre il 35% del valore e delle esportazioni totali nazionali. Ottime performance di bilancio emergono anche per le aziende toscane e per quelle abruzzesi.
In prospettiva futura, sebbene l’80% dei produttori rilevi un calo dei consumi negli ultimi cinque anni, il 70% degli operatori continua a considerare il settore attrattivo, prevedendo tuttavia un processo di selezione commerciale più severo. Per far fronte al cambiamento, le imprese indicano come leve principali la diversificazione dell’offerta (72%) e l’apertura di nuovi mercati di sbocco (64%), supportate da un incremento degli investimenti che nel 2025 sono cresciuti del 3,5% e hanno riguardato principalmente le strutture di cantina, l’efficienza energetica e le nuove tecnologie. Per l’anno in corso, il 58% dei maggiori produttori esprime un orientamento positivo, stimando una ripresa delle vendite complessive.

